IL POVERO FABIO

   CIAO FABIO 

Sai Fabio, sono passati tanti anni (quasi quindici) da quel maledetto giorno di luglio 1995 in cui tu rimanesti esanime a terra lungo quella discesa del Portet d'Aspet. Uno shock, un pugno in faccia, una sventola da k.o. Quando muore un ciclista dispiace sempre, ma se ciò avviene in gara e durante la gara più prestigiosa, allora è vera tragedia. E pensare che pochi anni prima avevi alzato i fiori per la vittoria olimpica: Casartelli medaglia d'oro! Dopo pochi anni eccoti lì a terra, esanime, con la pozza di sangue che scorre via come la tua vita ed il dottor Porte che cerca inutilmente di riportarti in vita. Invece la tua vita si è spezzata su un ceppo in cemento di quella discesa maledetta, purtroppo. Caro Fabio, ti assicuro che è proprio come se tutto fosse successo ieri e lo shock è ancora forte.

Sono molto contento di avere avuto l'opportunità di incontrare i tuoi genitori: gente brava, umile, provata, molto provata dal dolore, un dolore forte, continuo. E tua moglie si è trasferita nelle sue zone di nascita perchè per lei era difficile continuare in un posto dove i ricordi sono pugnali che entrano nel cuore. Fabio, caro Fabio, lo sai che tuo figlio Marco -si chiama proprio come il mio- ti assomiglia? Quei capelli ricci e un po' ribelli sulla fronte, l'espressione birichina, ma una bontà d'animo incredibile, proprio come te. Il ciclismo ed il mondo avrebbero bisogno di gente in gamba come te ed invece dovete guardarci e guidarci da lassù. Noi la gente come te non la dimentichiamo, mai. Ti abbraccio.


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